“Una volta, quando si andava a fare un colloquio di lavoro, bisognava nascondere i tatuaggi perché erano indice di poca serietà”, ci ha detto lo chef stellato Angelo Troiani (de Il Convivio Troiani) che ne ha due, fatti oltre 30 anni fa quando ancora non erano di moda. Oggi, invece, vengono messi in mostra come elementi distintivi della personalità di uno chef: soprattutto d’estate, ma già in primavera, cioè quando le maniche lunghe delle divise cominciano a essere tirate su per l’arrivo del caldo.

I temi sono raramente gastronomici, e quando lo sono spesso vengono trattati in maniera ironica: è il caso di Ornella De Felice che – nel ristorante Coromandel, situato in zona Navona – mostra sulle braccia un coltello e una forchetta che s’intrecciano con una fiamma, e un maiale – col disegno dei vari tagli di carne – che indossa una bandana e dietro ha un cuore tatuato (“È il mio autoritratto!”).

Qualche elemento di cucina c’è pure in Sarah Cicolini, ex allieva dello stellato Roy Caceres, che – in zona re di Roma, a Santo Palato – sfoggia una forchetta con della mentuccia romana, mentre fra i tanti fiori che s’arrampicano sulle sue braccia ci sono anche quelli di borragine: “Sono in omaggio al mio primo dessert, ma i fiori servono innanzitutto a combattere il luogo comune secondo cui le persone tatuate sarebbero aggressive. In effetti esplicitano il mio lato romantico: quelli d’arancio, ad esempio, simboleggiano l’istituto del matrimonio in cui credo fortemente”.

A Va.do al Pigneto,invece, Martina Prospero considera itatuaggi delle opere d’arte, tant’è che sul collo ha un ghirigoro privo disignificato e sul braccio una sirena col viso da uomo (“Uso la pelle come fosseuna tela”).

Anche lo chef Mirko Di Mattia di Livello1, all’Eur, ama i tatuaggi da un punto di vista estetico (“Quelli di mio zio, su braccia e gambe nude, sembravano dei veri e propri vestiti”), anche se poi hanno dei significati (“Ho le tre scimmiette che rappresentano il mio stile di vita tutto teso a guardare me stesso, più che gli altri”).

A proposito di massime, capostipite è Andrea Dolciotti (di Pigneto 1870) che sul collo ha una croce egiziana: “Per me è un monito a non giudicare mai: quando lavoravo in Egitto rimproveravo i miei cuochi per la poca resistenza alla fatica, poi ho scoperto che, per mantenere la famiglia, si svegliavano tutti i giorni alle 5 e facevano prima i giardinieri”.

Il pizzaiolo Pier Daniele Seu di Seu Pizza Illuminati, a Trastevere, usa invece un braccio come album dei ricordi: “In alto c’è un simbolo della mia città, Roma, poi – a scendere – la foto della mia famiglia. Sotto di spazio ce n’è ancora per le cose che verranno!”.

Un approccio diverso è infine quello dello stellato Massimo Viglietti, di Achilli al Parlamento: “I tatuaggi venivano usati dai popoli antichi per spaventare i nemici in battaglia: io li uso per tenere a distanza le persone, così da poter essere io a sceglierle, dopo averle scrutate. Quanto ai significati non ve li dirò, credo che debbano essere personali”.

[Immagini: Facebook – Marco Lombardi – Daniele Amato]

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