Ahimè, la musica (di fine anno) è finita e gli amici (i panettoni, i pandori) se ne vanno. È stata una splendida serata, direbbe la canzone, perché mediamente le cose dolci ci piacciono tanto anche se, fra dimagrimenti e glicemie varie, ce le concediamo solo in area natalizia dimenticando che la vera dieta non risiede nei divieti assoluti uniti alla trasgressione smodata once a year, bensì nel concedersi spesso senza mai eccedere. Oltre a panettoni e pandori, a scontare questa costrizione integralista di fine anno sono i cosiddetti vini dolci che, senza il giusto abbinamento glicemico, spesso perdono d’interesse.

Esiste però un vino, il Moscato d’Asti docg, che non ha bisogno né del fine anno, né dei cosiddetti dolci, per essere bevuto: la sua spumosa effervescenza, unita a un’incredibile freschezza e a quella sua spiccata aromaticità che spesso prevale sugli zuccheri, lo rende un eccellente compagno a tutto pasto, come si è potuto constatare nella cena inaugurale dell’Asti & Moscato d’Asti Experience, l’evento organizzato dal Consorzio dell’Asti e del Moscato d’Asti docg lo scorso mese di novembre, in cui ha seguito fantasticamente tanto gli antipasti, quanto i primi e i secondi.

La vendemmia 2019, definita di grande qualità, è stata poi presentata da Guido Bezzo, Responsabile tecnico del laboratorio consortile, coadiuvato dall’agronomo Daniele Eberle che ha invece illustrato lo stato del vitigno e del territorio. Le tante parole sono state confermate dalla degustazione, guidata dal delegato AIS di Torino Mauro Carosso: se le tipologie Asti Dolce e Asti Dolce “metodo classico” 24 mesi (connotate da un’impronta muschiata e dalle tipiche note di acacia, glicine, arancio e miele di montagna) e la tipologia Asti secco (con evidenti richiami di salvia, lavanda e mela) hanno spiegato al palato il perché di tanto ottimismo, il Moscato d’Asti docg proposto in 4 diverse annate, ciascuna caratterizzata da una chiara identità, ha confermato la sua propensione a degli abbinamenti “salati” grazie a una fine freschezza e a quel suo ampio bouquet che richiama il glicine, l’albicocca, la salvia e i fiori d’arancio.

Nonostante gli abbinamenti proposti nella cena inaugurale, e nelle parole del giorno dopo, siano stati all’insegna – oltreché dei dolci – di risotti e carni, io avrei abbinato questi Moscati 2019 con del pesce crudo, ostriche in testa: la loro sapidità marina s’incastra benissimo – a mo’ di Tetris – con l’eleganza aromatica del moscato, la cui setosa effervescenza richiama invece le consistenze carnali di sua maestà del mare.

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