Il mondo delle fettuccine all’Alfredo, degli Spaghetti with Meatballs, del Chicken Parmigiana esisterà per sempre sulle tavole non italiane. 
D’altra parte questo non vuol dire che, sulle tavole non italiane, non possa spuntare una grandissima trippa alla romana, una digeribilissima e alveolata pizza margherita o un saporito e al dente spaghetto alle vongole. 

Esistono due realtà parallele, che non si incroceranno mai, investigate da occhi diversi. 

Ad esplorare con sguardo attentissimo le tavole non italiane imbandite all’italiana è sopratutto la Top Italian Restaurants, la nuova guida digitale  in inglese del Gambero Rosso che mappa, classifica e recensisce 500 indirizzi in oltre 35 Paesi nel mondo.


In che modo?  Utilizzando il classico rating, da uno a tre, i simboli ormai ben consolidati e riconosciuti: forchette per i ristoranti fine dining, gamberi per le cucine tradizionali, spicchi per le pizzerie e bottiglie per winebar ed enotavole.

La guida, attraverso i suoi ispettori, premia il gusto italiano fiero e capace di combattere e sconfiggere l’Italian Sounding. I locali menzionati utilizzano esclusivamente prodotti certificati e di qualità, esaltano e promuovono le eccellenze del loro territorio d’origine. 


La vera sfida è esportare prodotti di qualità e saperli valorizzare, col coraggio e l’intraprendenza di consolidati professionisti e di giovani chef.” Dichiara Paolo Cuccia, Presidente di Gambero Rosso “Grazie al lavoro di questi grandi esperti e imprenditori, disposti ad investire e combattere con forza il fenomeno dell’Italian Sounding, la ristorazione made in Italy all’estero continua a vivere un’era di grande successo, utile a potenziare il vasto panorama agroalimentare italiano, unico per biodiversità e per qualità al mondo.

Anche grazie a loro continua a volare l’export agroalimentare italiano, l’isola felice dell’economia nazionale, che ha superato la cifra record di 41 miliardi nel 2017, +6,8% rispetto al 2016, trainato dalla crescita della ristorazione italiana.

Non solo Maometto va alla montagna, ma la montagna va da Maometto: aumentano infatti gli eventi internazionali del Gambero Rosso che nella stagione 2018/2019 ha programmato ben 35 eventi, con degustazioni e premiazioni della ristorazione italiana. 

L’anno scorso i riflettori erano sulla nuova generazione di chef che ha rivoluzionato la scena, quest’anno il tema è la cucina italiana che si apre al mondo, che impone la sua filosofia, che valorizza la stagionalità dei prodotti prendendo spunti e nuove sensibilità per riproporsi, mantenendo identità e gusto italiano. I nostri Premi Speciali sintetizzano tutto questo”, commenta Lorenzo Ruggeri, curatore della Top Italian Restaurants.

Il tema quest’anno è la malinconia, è il proporre schiettamente la cucina italiana in un contesto estraneo solitamente abituato a tutt’altro. 


Al Chorus Cafè, ieri, Domenica 28 Ottobre, sono stati i proclamati i vincitori dei vari premi assegnati dalla Top Italian Restaurants. Gli stessi premiati sono stati poi i protagonisti del menù creato appositamente per la presentazione della guida.

Pizzeria dell’Anno: Sogn’ e Napule – New York

Lorenzo Ruggeri e Ciro Iovine
Pizza fritta gamberi e stracciatella

Tra Soho e Greenwich, in un locale piccolissimo che conta più coperti che metri quadrati, Ciro Iovine assieme alla moglie Austria propone una pizza favolosa dal cornicione alto e soffice. Cottura puntuale, altissima digeribilità, morso arioso e avvolgente, così Lorenzo Ruggeri ci racconta questo piccolo pezzo di Napoli nella dispersiva Grande Mela. La materia prima arriva direttamente dall’Italia e condisce non solo dischi d’impasto ma anche paste straordinarie come la Genovese e la Patate e provola. 
Non sapete come pagare? Sbirciate tra le maglie del Napoli, troverete un efficiente bancomat pronto a soddisfare i vostri bisogni. 

Apertura dell’anno: Don Alfonso – Toronto

Lorenzo Ruggeri e Alfonso Iaccarino

La famiglia Iaccarino non si ferma mai e dopo Macao e la Nuova Zelanda inizia una nuova avventura a Toronto. L’edificio è Ottocentesco, la cucina nelle mani di Daniele Corona, a lungo braccio destro di Oliver Glowig. E Daniele riesce a portare nel freddo del cuore del Financial District una cucina mediterranea pulita e netta incoraggiata da una carta di vini da oltre 700 etichette. 

Carta dei Vini dell’Anno: Osteria del Becco – Città del Messico

Lorenzo Ruggeri e Rolly Pavia

Solo bottiglie italiane per Rolly Pavia nella sua cantina da sogno nel quartire di Polanco a pochi metri dalla boutique di lusso di Avenida Presidente Masaryk. Si tratta di circa 30 mila etichette, dal dopoguerra ad oggi, studiate ossessivamente in maniera chirurgica. Molti millesimi non sono reperibili neppure nella cantina d’origine. Da quando a 17 anni Rolly abbandonò l’Italia con il padre Angelo ne sono cambiate di cose: ora gestisce un vero impero con vari ristoranti a Città del Messico e non solo. 

Business Innovation Award: Luigia – Ginevra, Nyon, Losanna, Dubai, Friburgo

Lorenzo Ruggeri e Enrico Coppola

Di nuovo pizza, stavolta gourmet di alto livello, è la protagonista della quarta attività premiata. Enrico Coppola e Luigi Guarnaccia hanno creato un progetto di successo, esploso in tutto il mondo, che punta su materie prime di grandissima qualità direttamente importate e una gestione manageriale all’avanguardia che sfrutta le nuove tecnologie sia nei processi formativi sia nei sistemi di controllo. La qualità è invariata in ogni locale per la capacità di replicare il format, facendo diventare soci i dipendenti. 

Chef dell’anno: Michele Farnesi – Parigi

Michele Farnesi
Ravioli di zucca in brodo di gamberi

Uno dei premi più attesi, quello di ambasciatore, comunicatore e mediatore della cucina italiana all’estero va ad un 29enne toscanaccio, spigliato e coperto di tatuaggi: Michele Farnesi. Carico di un bagaglio importante, con esperienze da Massimo Bottura, Giovanni Passerini e Simone Tondo a Parigi, e ancora Fulvio Siccardi e Jean Francois Piège, Michele apre il suo piccolo bistrot, Dilia, a Belleville ed è subito un successo. La sua è una cucina personale, istintiva ed essenziale che colpisce la pancia. Abbinamenti incisivi, golosi e coraggiosi sono il marchio di fabbrica della cucina di Michele che abbiamo in parte potuto riconoscere nei piatti proposti al pranzo di presentazione della guida. Francia e Italia si fondono assieme nei ravioli di zucca con brodo di gamberi, delicatamente incisivi per la presenza a macchia di ghepardo di semi di frutto della passione. 

Ristorante dell’anno: LuMi – Sydney

Federico Zanellato
La barbabietola

Si sono spinti fino ai margini del mondo per premiare il miglior ristorante italiano. In Australia, nella baia di Sydney, a Pyrmont, Federico Zanellato, chef, e la moglie Michela, sommelier, hanno dato vita a LuMi, un ristorate fine dining affacciato sul mare. Ampie vetrate, tavoli ben distanziati, servizio garbato e abbinamenti dei vini brillanti portano il ristorante sulla vetta dell’Olimpo. Ciò che più colpisce è la cucina, sintesi armonica delle esperienze di Federico in giro per il mondo: a Londra, a Roma con Beck e Apreda, in Giappone con Riygin e ancora al Noma e ad Attica per conoscere la cucina più intima e terrena. Federico gioca con pochi elementi, esaltati al massimo a vicenda. La barbabietola che ha presentato al Chorus è sicuramente il piatto del giorno: un disco di tubero sbollentato e cotto nel burro, servito con una fonduta leggera di formaggio tasmano e una spuma di sesamo nero. 

INFO:
La guida Top Italian Restaurants è disponibile in formato digitale e accessibile all’indirizzo http://www.gamberorosso.it/restaurants .

Immagini: F. Vignali – Gambero Rosso

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