di Claudia Quaranta e Marco Lombardi

Succede poche volte, a Roma, di potersi imbattere nella vera cucina cinese che, a differenza del pensiero comune, è all’insegna di varietà e freschezze. Succede a casa DAO il cui proprietario, Shu Jianguo, è un maestro serissimo nella trasmissione di tale cultura: anche dopo 13 ore di volo e 7 di fuso orario, di ritorno da Osaka dove ha cucinato per il G20, l’abbiamo trovato al timone del suo locale, sorridente come sempre.
Abbiamo iniziato con una leggerissima e croccante Crepe di tofu ripiena di maiale e gamberi e un Manzo arrosto cotto in salsa di soia e spezie, e le papille erano già felici: non avevamo mai assaggiato un tofu così croccante e avvolgente, cioè non sovrastato dal ripieno, mentre nel secondo antipasto l’aromaticità del manzo andava di pari passo con la sua sottilissima texture.

Il Mix di ravioli di pesce al vapore è poi un imprescindibile passaggio: gamberi, capesante, spinaci, branzino… un ripieno migliore dell’altro, con i sapori sempre ben distinti e le consistenze reali, cioè naturali, a partire da quella assai elastica della sfoglia.

Anche il Branzino cotto al vapore in salsa piccante, da Dao, è un piatto difficilmente rinvenibile nei comuni ristoranti cinesi, in Italia: a partire dal pesce che, come tutte le altre materie prime utilizzate dal ristorante, proviene da fornitori di primissima scelta, per poi andare alla cottura perfetta, in grado di conservare la consistenza soda di partenza. Il sapore del branzino è poi esaltato dalla piccantezza erbacea di una salsa talmente buona che, chiedere del riso al vapore per far “scarpetta”, risulta alla fine pressoché inevitabile.

È poi la volta di un’altra gioia papillare, perché il Dong Po – un Trancio di pancetta di maiale stufato e caramellato con zucchero e salsa di soia, cotto a bassa temperatura per diverse ore – si scioglie in bocca come un gelato caldo e mai nauseante, nonostante il molto grasso.


Chiudiamo con un saporitissimo Fungo champignon con gamberi e salsa di pepe nero: carnoso, minerale e succulento.

Anche per i vini e gli alcolici si è in mani ottime: la bravissima giapponese Hiromi Nakayama (già sommelier de Il Tino di Fiumicino e de La Trota di Rivodutri) saprà darvi consigli impeccabili e mai banali. Noi abbiamo bevuto a tutto pasto un sapido Lugana Cento Filari di Cesari del 2016, mentre al Dong Po è stato abbinato un azzeccatissimo Guidalberto 2016 – fatto di Cabernet Sauvignon e Merlot – della Tenuta San Guido.

In conclusione: attenzione a venirci, da Dao, perché difficilmente riuscirete poi a tornare in qualunque altro ristorante cinese, per quanto vi affezionerete!

Dao
viale Jonio 328/330, Roma
tel. 068719 7573

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