Pizzeria?
10 euro a capoccia. Tovaglia e tovagliolo di carta. Servizio veloce. Chiasso assordante. Condimenti che facciamo prima a chiedere cosa non c’è che cosa c’è.
Sì la pizzeria ricorda questo, reclama questo. D’altra parte ci sono alcune eccezioni, , poche ma buone, che confermano la regola. E a Roma, due di queste eccezioni, guarda caso, lo scorso 8 Marzo si sono incontrate per una super fighissima buonissima e golosissima cena a 4 mani.
Chi sono? La Gatta Mangiona di Giancarlo Casa e In Fucina di Edoardo Papa.
Il motivo? Festeggiare i 10 anni di attività della pizzeria In Fucina.
E infatti la cena si è svolta proprio in questa pizzeria.
Ambiente spazioso, tavoli in legno nudi apparecchiati con gusto con tovaglioli di STOFFA e calici di vini professionali rigorosamente muniti di logo.
Mi siedo ad una della tavolate allestite per la cena e inizio la degustazione: una festa di sapori che vede alternare le creazioni dei due pizzaioli con qualche sorpresa più “cucinata”.

L’inizio più anti – pizzeria possibile è lui: battuto di gamberi di paranza con composta di corniolo selvatico, quenelle di robiola di capra e nocciola Gentile Romana tostata. Già pensare che una pizzeria offra un benvenuto gastronomico è ossimorico ma che questo sia addirittura preparato con materie prime così ricercate e di qualità è una barzelletta. La bontà? Che ve lo dico a fa’? Tutto è bilanciato, nulla copre nulla, tutto esalta tutto.
Assieme a lui un cracker – non di quelli comprati alla vicina Despar – sfornato direttamente da Edoardo e impastato a partire da farina etrusca tipo 1 e Senatore Cappelli.


La bocca non rimane asciutta. E’ o non è una festa dopotutto? Quindi cocktail in bottiglia della Keynco, azienda artigianale romana fondata da Valeria Sebastiani e Giada Panella. L’assaggio si concentra sul Torino – Milano a base di vermouth e bitter con l’aggiunta di bacca di Sichuan, albicocca disidratata e tè nero. Affinamento in bottiglia di 15 giorni: giovane è giovane, carico è carico. Alla vostra salute!


E ora arriva la pizza. La prima è di Edoardo. Impasto croccante, non troppo alto, con un accenno di sofficità sul cornicione. Le farine usate sono scelte e calibrate al millimetro al fine di conferire le giuste profumazioni. Il condimento è a dir poco eccezionale: salsiccia di cinta senese bio, broccoletti e ciuffi di ricotta di bufala campana dop. Grandi materie prime. Grande sapore. Grande felicità.


Pulisco la bocca con broccolo romanesco, funghi e gorgonzola in versione lasagna.

Poi tocca all’ospite che prepara una della mie pizze preferite – già assaggiata più volte : Due Sicilie a base di pomodoro San Marzano, datterini scottati, olive itrane, filetti di acciughe spagnole, foglie di carciofini. Sapidità bilanciatissima, dolcezza e leggerissima acidità: il condimento è spaziale. L’impasto è in continua evoluzione: scioglievolezza immediata in bocca, struttura importante che mantiene ben fermo il condimento.

Qui Irene Guidobaldi completa l’opera con un giro d’olio Flaminio varietà Leccino.

Di nuovo Giancarlo porta in scena la pizza più golosa della serata, la mia preferita, la Marzolina: caciocavallo molisano, carciofi romaneschi saltati e lardo picato Re Norcino. L’impasto è lo stesso delle Due Sicilie. Il condimento è carnivoro, grasso, gustosissimo. Ci penso ancora…


Altra pausa con un cucchiaio di risotto mantecato con crema di spinaci, burrata, pomodori semidry, guanciale cotto nel vino di DOL e mandorla tostata. Ottima la cottura del chicco e l’equilibrio del condimento, complesso e pieno di spunti grassi, dolci e sapidi.

Non capite il perchè una pizzeria prepari risotti, lasagne e tartare di pesce? Leggete questo articolo e capirete meglio!
Finiamo con il dolce, ovviamente di pizza.



Il dolce di cui si favoleggia nel paese dei balocchi, cioè una focaccia bianca arricchita di crema pasticcera al limone, pomodorini confit con miele di castagno, pistacchi tostati, zucchero a velo, julienne di basilico, scorzette di limone e pepe del Nepal. Mangiata tiepida è la fine del mondo: profumatissima e dolcissima. La focaccia è molto croccante e fa emergere la bontà della crema pasticcera, ricca di uova.


Non esiste compleanno senza torta.
Mimosa preparata da Edoardo, bottiglia piccolina da stappare e la festa continua fino all’ultimo sopravvissuto.


Non perdetevi le prossime cene a 4 mani:
19 marzo con Alessandro Capponi
3 aprile con Rosario Malapena
10 aprile con Roberto Campitelli
13 maggio con Gianfranco Pascucci
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