Questioni di luci e di sfumature. Il non troppo freddo di una Roma che sorniona guarda tutto dai buchi del Gazometro. Il coronavirus a rallentare gli abbracci, a rendere illegali i baci, a scandire un nuovo tempo. Noi nuovi e disorientati, che vaghiamo alla ricerca di luoghi dove trascorrere le ore concesse.

Le cene fuori non sono più il nostro più bel privilegio e alla luna è permesso farci compagnia solo fino alle 22. Niente aperitivi in piazzetta, niente sedute di legno nei nostri pub preferiti e niente tavolo a 2 in quel ristorante che tanto piace a lei (o a lui, o ai vostri amanti segreti). Reinventarsi, questa la parola clou di quest’anno maledetto.

Eppure serve tutto nella vita. Servono le pizze (in teglia, alla pala, tonde e in faccia), gli sbagli, le fughe, i sorrisi stupidi, i baci illegali, il cavolo rapa e anche questo 2020. Servirà. Servirà al pranzo, così troppo spesso bistrattato, così poco spesso valorizzato. Contatto. Il pranzo dovrebbe essere un momento di contatto e ora che è la nostra unica alternativa allo stare dentro casa, possiamo riscoprirlo.

Se è vero che “il numero di respiri che fate in vita vostra è irrilevante, quello che conta sono i momenti che il respiro ve lo tolgono“, possiamo altrettanto dire che:

il numero di ristoranti che proverete nella vita è irrilevante, quello che conta sono i ristoranti in cui tornerete ancora, ancora e ancora.

Per il sottoscritto, Trattoria Pennestri è uno di questi. Quando il coprifuoco è stato spostato alle 22, il primo ristorante in cui volevo tornare era proprio quello di Via Giovanni da Empoli 5. È tutta una questione di luci e sfumature e per me quelle di Trattorie Pennestri sono perfette.

Le luci e le sfumature di Trattoria Pennestri. Credits: Official Web Site

Immaginate ottobre e una di quelle mattine con una pioggerella leggera che bagna strade e pensieri. Vi affacciate alla finestra e vi rendete conto di abitare a Centro Giano, durante una giornata con il cielo pennellato di grigio. Unica alternativa: la fuga. Scappando arrivate fino al quartiere Ostiense, guardate il Gazometro dal finestrino e parcheggiate (a spina, se non siete capaci). La pioggia ha smesso di cadere quasi ad accogliere la scelta e voi varcate la soglia di Trattoria Pennestri.
Ora immaginate un weekend fuori porta, dentro una casa in un paesino arroccato su qualche monte, con il cielo malinconico tenuto fuori da un camino che crea quel tipo calore che non vorreste mai abbandonare.

Ecco, siete appena entrati in quel calore, solo che siete a Roma, a pochi chilometri dal centro.

Quel calore. Credits: Official Facebook Page

Legno massiccio sui tavoli, pareti grigie e rosse, vetrate grandi e mise en place minimale ma elegante. Tutto straordinariamente coerente e riducibile in un unico concetto di tepore: la trattoria.

Ultimamente tutti sembrano dibattere su cosa si possa o non si possa definire “trattoria“. C’è addirittura chi ne definisce un decalogo, imponendo leggi su prezzi abbordabili e rispetto inflessibile della tradizione nella proposta gastronomica. Io sull’argomento sono più liberale, per me si possono definire trattorie tutti quei ristoranti  semplici, rustici e caldi. La vaghezza (voluta) della definizione ne è la sua stessa ricchezza. Le trattorie sono delle personalissime sensazioni di leggerezza, quadri a cui ci si sente di appartenere. Impossibile da racchiudere in una definizione oggettiva.

A Trattoria Pennestri, io ritrovo quella leggerezza.

Il progetto nasce nel 2017, quando Valeria Payero e Tommaso Pennestri decisero di unire le proprie forze e riversare la propria esperienza ventennale in qualcosa di personale. Valeria, sommelier e argentina, si occupa della sala e della cantina, con una carta dei vini frutto di un continuo lavoro di ricerca tra piccole realtà enologiche italiane, con un occhio attento al Lazio. Tommaso, italiano e danese, è lo chef che, pur portandole un rispetto assoluto, cerca di trascinare la cucina romana fuori dai soliti canoni del “tradizionale“.

Valeria e Tommaso. Credits: Official Web Site

Quel che ne esce fuori è un locale dal servizio accogliente, attento e sorridente, con una cucina di stagione autentica, che cambia il proprio menù continuamente per esaltare i prodotti del momento.

La vera forza di Trattoria Pennestri, però a mio avviso, sta nell’essere in qualche modo precursore di un movimento che sarà. Si perchè la cucina proposta in quel di Ostiense è una cucina profondamente romana nella sua essenza, ma nuova nella forma e nella proposta. Un modo diverso di intendere una cucina su cui, essendo amata da tutti (dal sottoscritto in primis), delle volte si fa fatica ad innovare.

Trattoria Pennestri non offre piatti presenti nei manuali della cucina tradizionale romana (oltre ai quattro classici primi piatti), semplicemente perchè ne crea di nuovi.

Panunto e zucca arrosto, fichi secchi e blue di capra è uno degli esempi più lampanti del nuovo menù invernale. Un perfetto gioco di consistenze, acidità e dolcezze, adagiate su una fetta di pane. Pieno di sapori, come Roma offre da sempre, ma dal morbidissimo equilibrio gustativo, come Roma sta imparando a fare.

Il menù è tutto un po’ così, con i sapori che giocano a rincorrere il passato, riscoprendosi nuovissimi. Reinventarsi, d’altronde, era la parola clou di questo 2020, no?

Panunto e zucca arrosto, fichi secchi e blue di capra. Official Facebook Page

Trattoria Pennestri è questo. Un luogo dove scappare indossando una felpa al volo, dove lei si può sedere scomposta come fa a casa, dove appena entrati si riceve quel calore da cui non vorreste mai staccarvi e dove tutto, dal cibo al vino, è semplicemente “strabuono“.

Contatto. Il pranzo da Trattoria Pennestri è un momento di contatto.

 

Trattoria Pennestri, Via Giovanni da Empoli 5, Ostiense, Roma.

In questo periodo, aperto dal martedì alla domenica dalle 12:00 alle 15:00. Disponibili anche servizi d’asporto e delivery. Per tutte le info fate un giro sul loro sito.

Pagina Facebook: Trattoria Pennestri

Pagina Instagram: Trattoria Pennestri

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